24 settembre 2008

Intossicati 53mila bambini, l'Ue aumenta i controlli


CREDEVAMO che il pericolo fosse giallo. Invece è bianco. Bianco come il latte in polvere contaminato della Cina, diventato più bianco e corposo grazie alla melamina, una sostanza chimica usata per produrre colla, plastica e fertilizzanti. Quel latte 'alla colla' provoca danni renali e può essere fatale ad un neonato: quattro piccoli cinesi (cifra ufficiale) ci hanno già rimesso la vita, altri 13mila sono tuttora ricoverati per cure, 104 sono in condizioni gravi.

E solo ieri abbiamo scoperto che ben 53mila bambini hanno dovuto essere curati per aver ingerito quel latte criminale. Un’altra indiretta conferma che i guai erano cominciati prima dei Giochi Olimpici di Pechino, in omaggio ai quali ogni scandalo è stato messo a tacere. Ora invece ha raggiunto proporzioni mondiali. Tutti corrono ai ripari. Ieri i ministri europei dell’agricoltura e della sanità ne hanno parlato ad Annecy, nella Savoia francese. Oggi a Roma si tiene un vertice con i carabinieri dei Nas, convocato dalla sottosegretaria alla salute Francesca Martini. A Taiwan hanno bloccato l’import dalla Cina mentre in Giappone si ritirano dal mercato prodotti derivati dal latte per i quali sarebbe stato usato il latte in polvere cinese avariato. Quella polvere bianca potrebbe essere stata venduta da intermediari anche ad altre industrie alimentari.
[...]
Solo il giorno prima la Nestlé, da Ginevra, aveva assicurato: «Nessun nostro prodotto è fatto con latte contaminato». Il gigante alimentare aveva reagito così alle notizie di un giornale locale che aveva rivelato i risultati di alcuni controlli. Ieri, con il ritiro del prodotto, l’ammissione parziale di Nestlé: "C’erano dosi di melamina minime, 25 volte inferiori ai limiti prescritti dalla Ue". Ma perché? Ci può stare la melamina nel latte anche a dosi minime? Il pericolo bianco è solo cinese?

quotidiano.net - Roma, 23 settembre 2008

18 settembre 2008

IDV, BLOCCARE PRODOTTI CAMPANI INQUINATI


"Sia sospeso subito il commercio dei prodotti campani provenienti dalle zone inquinate dai rifiuti tossici". Lo chiede Domenico Scilipoti dell'Italia dei Valori che " pur ritenendola una misura drastica la trova necessaria in seguito alle notizie stampa sui rifiuti tossici campani e alle dichiarazioni del pentito Domenico Bidognetti pubblicate da un settimanale. Sospendere il commercio dei prodotti caseari e ortofrutticoli della Campania e' una soluzione drastica, che avra' non poche ripercussioni anche sul piano sociale, ma e' necessario agire in tal senso per la tutela della salute umana di tutti i cittadini. Altrimenti - denuncia Scilipoti - la popolazione si ritrovera' ad aver timore di mangiare qualunque cosa. A questo punto - conclude il Deputato di IDV - il Ministro della Salute prenda i provvedimenti che sono di sua responsabilita', anche perche' una mancanza di azione immediata del Governo, in un caso tanto grave che coinvolge la sicurezza della salute dei cittadini, denota ancora una volta come sia necessario ripristinare il Ministero della Salute con pieni poteri di indirizzo politico e azione, cosa questa che Sacconi, nonostante gli sforzi, non sembra in grado di garantire al Paese'.

(AGI - Roma, 17 set)

08 settembre 2008

GALBANI, ESTRANEI A SCANDALO ALIMENTARE


Prodotto avariato, mescolato con pezzi di plastica e scarti di lavorazione, pronto da servire sulle tavole degli italiani sotto forma di formaggio grattuggiato. Galbani, una delle grandi aziende che, secondo alcune indiscrezioni comparse sulla stampa, avrebbero messo in commercio il formaggio contraffatto ribadisce la "completa estraneita' alle notizie su truffe e scandali alimentari apparse sulla stampa nazionale". L'inchiesta partita il mese scorso dallo scandalo Tradel, l'azienda di Casalbuttano (Cremona) che 'riciclava' formaggio adulterato, ha portato oggi al coinvolgimento di un veterinario della Asl di Piacenza accusato di gravi complicita'. Luciano dall'Olio, indagato dalla procura piacentina per falso e abuso d'ufficio, era incaricato di vigilare sulla qualita' del prodotto di una delle tre aziende 'riciclone', la Delia con stabilimento a Monticelli d'Ongina e sede a Milano. Le tre imprese, Delia, Tradel e Megal, compravano scarti di lavorazione e formaggio scaduto dalle grandi aziende. Dopo averlo fuso e diviso in panetti lo rivendevano ad altri marchi, pronto per essere grattuggiato e venduto sugli scaffali dei supermercati come parmigiano o grana padano. Una triangolazione che permetteva alle aziende un volume di affari di 30milioni, grazie alle 12mila tonnellate di merce lavorata in due anni e lanciata sui mercati di mezza Europa. (AGI - Milano, 5 set.)

04 settembre 2008

COLDIRETTI, GIA' SERVITI A TAVOLA CIBI CLONATI


Latte, formaggi e carne provenienti dalla prole di animali clonati sono gia' entrati nella catena alimentare statunitense e potrebbero arrivare anche in Europa dove il Parlamento, in una dura risoluzione, invita a vietare su tutta la linea la clonazione per fini alimentari. Lo rende noto la Coldiretti nel sottolineare la necessita' di introdurre norme sul commercio internazionale per impedire che questa realta' arrivi sulle tavole dei consumatori. Dopo il via libera della Food and Drug Administration (FDA) di gennaio, il divieto volontario per la vendita di carne e latte e' stato mantenuto negli Stati Uniti per gli animali clonati, ma non per la loro prole che allevatori hanno gia' inviato alla normale macellazione, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal che riferisce della diffusa opposizione dei cittadini che hanno inviato ben 150mila lettere di protesta alla FDA. In Europa dopo il parere ambiguo presentato a fine luglio dall'Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) secondo la quale non ci sono indicazioni che sussistano differenze di sicurezza alimentare per latte e carne di animali clonati e della loro progenie, e' particolarmente importante - sottolinea la Coldiretti - "la decisa presa di posizione del Parlamento Europeo". Nel testo della risoluzione si chiede infatti - riferisce la Coldiretti - di proibire ''la clonazione di animali a scopi di approvvigionamento alimentare'', di vietare ''l'allevamento di animali clonati o della loro progenie'', di interdire ''l'immissione in commercio di carne o prodotti lattieri ottenuti da animali clonati'' e dai loro discendenti e, infine, di vietare anche ''l'importazione di carni, latte, derivati, seme ed embrioni di animali clonati'. Dopo oltre undici anni dalla scoperta della pecora Dolly, pubblicata sulla rivista Nature del febbraio 1997, la clonazione - riferisce la Coldiretti - riguarda oggi gia' molti animali da allevamento dalle pecore ai maiali, dai tori ai cavalli, con sperimentazioni effettuate anche in Italia con il toro Galileo, la cavalla Prometea e anche con un muflone selvatico. Se la netta contrarieta' dei consumatori americani ha costretto le principali industrie alimentari statunitensi come la Dean Food a impegnarsi formalmente a non utilizzare il latte prodotto da mucche clonate, secondo un sondaggio on line sul sito http://www.coldiretti.it/ in Italia una netta maggioranza del 55 per cento ritiene necessario che l'Italia e l'Europa proibiscano sempre la possibilita' di vendita di carne, latte e formaggi proveniente da animali clonati e ben il 36 per cento dei rispondenti chiede che l'Italia e l'Europa consentano la vendita di questi alimenti con una etichettatura obbligatoria che permetta ai consumatori di distinguerli.

(AGI - Roma, 3 sett.)

02 settembre 2008

da settembre più pesticidi sulla frutta


Europa armonizza i limiti su standard del Paese più permissivo

Dal primo settembre 2008 i limiti all'uso di pesticidi su frutta e verdura saranno molto più laschi. E' l'allarme lanciato da Legambiente in vista dell'armonizzazione europea sul tema, che scatterà all'inizio del mese prossimo.
"Il criterio seguito dalla Commissione europea è pericolosissimo", spiega Francesco Ferrante, responsabile Agricoltura di Legambiente. "Si è individuato il paese europeo che aveva il limite più permissivo per ogni pesticida e si è esteso questo alto livello a tutti i paesi membri. I consumatori europei adesso avranno una ben minore protezione rispetto alla loro quotidiana esposizione alimentare alle migliaia di pesticidi presenti sul mercato".
[...]. La contaminazione permessa su mele, pere, uva, pomodori e peperoni in particolare è spesso così elevata da poter recare danni acuti e cronici alla salute, particolarmente nei bambini.
[...]. Tra i rischi possibili anche quello per la salute a lungo termine, dal momento che 94 dei nuovi limiti ammessi dall'Ue superano la dose giornaliera ammissibile e quindi aumenta la possibilità di subire danni cronici come il cancro o disturbi all'apparato riproduttore ed endocrino".
Per questo Pesticide Action Network Europe (Pan), l'organizzazione che raggruppa le associazioni europee a difesa della salute e dell'ambiente contro i pesticidi di cui Legambiente fa parte e la ONG olandese Natuur en Mileiu hanno presentato insieme un ricorso alla Corte di giustizia europea. [...]

Roma, 28 ago. (Apcom)