09 settembre 2010

Prima mappa dei servizi per i disturbi del comportamento alimentare


Pubblicata sul sito istituzionale http://www.disturbialimentarionline.gov.it/ la prima Mappa dei Servizi, sia pubblici che privati accreditati, per il trattamento dei Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), frutto di una ricognizione dell’esistente in termini di rete assistenziale al fine di offrire, a chiunque ne abbia bisogno, i riferimenti dell’offerta articolata a livello regionale.La mappa, presentata il 9 giugno 2010 a Palazzo Chigi, in occasione della Conferenza Stampa congiunta tra il Ministero della Salute eil Dipartimento della Gioventù dal titolo "Disturbi dell’alimentazione: per un'azione di sistema", vuole essere uno strumento di informazione dinamica, suscettibile di costante aggiornamento, per dare conto della evoluzione nel numero e nelle caratteristiche della offerta di servizi, consentendo anche di fornire alle istituzioni indicazioni sulle necessità di potenziamento dell’offerta terapeutica.Tale iniziativa si inserisce nell’ambito del Progetto "Le buone pratiche di cura nei Disturbi del Comportamento Alimentare", afferente al Programma "Guadagnare Salute", realizzato di concerto tra Ministero e Dipartimento e affidato alla Regione Umbria.Il sito è consultabile dagli operatori e dagli utenti, che potranno così accedere ad un database ricco di informazioni dettagliate (denominazione, indirizzo, dati della struttura/servizio DCA, responsabile della struttura/servizio DCA, livello di trattamento erogato, orari di apertura/funzionamento, modalità e costo della prima visita, personale dedicato) ed effettuare ricerche mirate sulla base di diversi criteri (livello di trattamento, tipologia di struttura/servizio, ASL di appartenenza, posizione geografica, denominazione).Sono, inoltre, disponibili le sezioni “Notizie” per trovare informazioni su eventi, corsi o novità dai Centri DCA e dalle Associazioni, e "Documenti" per scaricare risorse e pubblicazioni di interesse.

(Redazione salute.gov.it - 09.09.2010)

26 agosto 2010

INTOLLERANZE NASCOSTE, 'ATTENTI ALLE ETICHETTE ANCHE D'ESTATE'


(ASCA) - Roma, 26 ago - Un pasto fugace sotto l'ombrellone, la tentazione gastronomica locale, un'alimentazione piu' spensierata oppure un ristoratore sbadato o furbo. D'estate la reazione allergica e' in agguato per chi soffre di intolleranze alimentari. ''Sono il 2% degli adulti e il 6-7% dei bambini, gli italiani che soffrono di allergie alimentari - spiega ad ASCA Domenico Schiavino, allergologo del Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma - e se nel bambino le allergie alimentari piu' comuni sono al latte, alle uova e al pesce, nell'adulto al gruppo noci e semi, ai crostacei, al latte, uova, pesce e frutta''. I recenti casi di cronaca hanno riproposto l'attenzione sul fenomeno delle intolleranze, che in alcuni casi possono mettere in pericolo di vita. ''Il paziente allergico agli alimenti che mangia fuori casa corre rischi maggiori - commenta l'allergologo -, soprattutto per quelle allergie alimentari provocate da allergeni 'nascosti', che si verificano quando non e' segnalato''. E' il caso del latte ''che puo' ritrovarsi nei salumi e in zuppe precotte - dice l'esperto - o delle uova che possono essere nascoste in alcuni tipi di pane, in zuppe precotte, salse e altri alimenti''. E quando si mangia al ristorante il consiglio dello specialista e' di ''chiedere con educata fermezza l'esatta composizione dei piatti, possibilmente parlando con il cuoco - conclude Schiavino - l'unico a sapere se in un particolare piatto non ci sia alcuna traccia di allergeni''.

02 luglio 2010

ALIMENTARE: CONFAGRI, 'HALAL' E' OPPORTUNITA' PER LE IMPRESE


Per il cibo halal (lecito, secondo i dettami del Corano) "e' un vero e proprio boom di richieste e il 'made in Italy' potra' segnare un altro successo con i diversi piatti tipici della cucina italiana non solo sui mercati nazionali, ma anche sui mercati esteri". Lo fa presente Confagricoltura dopo la firma alla Farnesina del protocollo per la certificazione Halal registrata dalla Coreis (Comunita' Religiosa Islamica), in conformita' con la normativa italiana ed europea in materia sanitaria. "I consumatori musulmani piu' giovani", sostiene Confagricoltura, "non vogliono limitarsi ai cibi tradizionali: cosi' e' un fiorire di hamburger e lasagne halal; in Francia e' stato perfino lanciato uno spumante non alcolico chiamato 'Notte d'oriente' per brindare nelle occasioni di festa". Il 'made in Italy' - evidenzia Confagricoltura - puo' cogliere l'occasione di servire la terza grande concentrazione di musulmani nel mondo: quella europea. Si tratta di oltre 20 milioni di consumatori con buona capacita' d'acquisto e in costante crescita. La popolazione musulmana piu' numerosa e' in Francia (circa 6 milioni per quasi il 10% della popolazione), dove il fatturato quest'anno superera' i 5 milioni di euro (circa la meta' del giro d'affari del biologico) e tutte le grandi catene di supermercati hanno colto l'occasione: da Casino a Carrefour non manca mai l'halal corner. In Italia i consumatori halal si concentrano in Toscana e nelle grandi citta'. Ma i dati sono trasversali, ad esempio, nella sola Viterbo ci sono 5 macellerie islamiche e al supermercato coop del Casilino c'e' un vero e proprio corner 'lecito'. Finora la questione della macellazione islamica e della certificazione e' stata decisamente spinosa, ricorda Confagricoltura, e il marchio di qualita' che permette di certificare la conformita' del cibo halal permettera' alle imprese italiane di rispondere alla crescente domanda di un mercato che non conosce crisi: quello dei prodotti alimentari conformi alla religione islamica.
(AGI) - Roma, 1 lug.

21 aprile 2010

Supermarket francesi tolgono l’olio di palma dagli ingredienti


Il gruppo francese Casino (con le sue insegne Franprix, Leader Price, Monoprix e, ovviamente, Casino) si è impegnato a togliere l’olio di palma da tutti i propri prodotti a marchio privato, a partire dalla fine di quest’anno, su un totale di oltre 200 referenze.
Le motivazioni sono sia di tipo salutistico che ambientale. Infatti l’olio di palma, che è usato sia in prodotti per la cura della persona, che in alimenti, è ricco di grassi saturi di particolare conformazione, e capaci di aumentare sia i livelli di colesterolo nel sangue, sia di predisporre direttamente a malattie cardiovascolari. Non a caso la OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) nel suo report “Diet, Nutrition and the Prevention of Chronic Diseases” (WHO Technical Report Series 916. Geneva. 2003. pag. 82, 88 e successive) stabilisce che vi è una evidenza convincente circa il contributo negativo dell’olio di palma nello sviluppare il rischio di malattie cardiovascolari.
Non solo. Da un punto di vista ambientale, la coltivazione intensiva delle palme ha causato una deforestazione di parti crescenti del continente asiatico, distruggendo la biodiversità e la vita.
Già alcune grandi aziende avevano col tempo avuto un occhio di riguardo per le coltivazioni di palme in zone che consentissero la sostenibilità dell’habitat, in accordo con il Round Table on Sustainable Palm Oil (RSPO). Ora però i francesi hanno dato una sterzata.
Si stima che ci vorranno circa 7 anni per ri-convertire tutti i 571 prodotti a marchio privato (private label) che oggi annoverano l’olio di palma tra i propri ingredienti.
L’olio di palma è una commodity mondiale che ha visto costantemente aumentare la propria penetrazione sui mercati globali , in quanto è strettamente destinato ai consumi intermedi (cibi pre-lavorati) e consumi industriali (ad esempio, prodotti da forno: quando troviamo “olio vegetale”, per lo più si tratta infatti di olio di palma). Aumentando nel mondo il commercio di cibi pre-lavorati, stando a recenti stime della FAO, è aumentato pure la produzione di olio di palma.
In realtà, esistono due tipi di olio di palma, uno giallo ricavato dai semi (“kernel”) ed uno scuro ricavato dal frutto. Il kernel è solitamente meno dannoso in quanto contiene un minore numero di acidi grassi saturi a catena lunga (quelli dannosi per il cuore, per intenderci) rispetto al semplice olio di palma . Sfortunatamente, l’etichetta commerciale non prevede una distinzione tra i due tipi, in modo da consentire al consumatore di scegliere “il meno peggio”.

Pubblicato il: 01/04/2010 Sicurezza nutrizionale

09 marzo 2010

GENE CAUSA UN TIPO DI ALLERGIA ALIMENTARE IN BIMBI


Sono due i geni responsabili di un'allergia alimentare molto grave, l'esofagite eosinofila. Li ha individuati uno studio, condotto dagli ospedali pediatrici di Philadelphia e Cincinnati, che e' stato pubblicato da Nature Genetics. Secondo i ricercatori, che hanno fatto un largo screening del genoma di diversi pazienti affetti da questa patologia, l'esofagite e' legata a una regione del cromosoma 5 che include due geni. Il principale 'candidato' dei due, chiamato Tslp, ha un'attivita' molto piu' alta nei bambini malati che in quelli sani. "Potrebbe essere questo il piu' plausibile colpevole - spiega Hakon Hakonarson, direttore del centor di Philadelphia - perche' e' noto per il suo ruolo biologico nell'infiammazione allergica". I ricercatori hanno analizzato 181 campioni da pazienti malati, confrontandoli con 2 mila soggetti sani, puntando l'attenzione sul cromosoma 5q22.1m che contiene il gene Tslp. "Con questo studio abbiamo identificato come agisce la malattia - continua l'esperto - ora possiamo concentrarci sui nuovi trattamenti". .

(AGI) - Londra, 8 mar.