07 gennaio 2009

Dalla Cina alimenti ‘avvelenati’


Si tratta di tonnellate di proteine di riso destinate a una società milanese


Due container contenenti prodotti destinati all’alimentazione e provenienti dalla Cina sono stati sequestrati al porto di Ravenna. Il prodotto stoccato nei container è stato analizzato ed è emerso che contiene sostanze altamente dannose per la salute umana. Degli accertamenti, condotti in primo luogo dal personale della Dogana di Ravenna poi affiancato dalla Guardia di Finanza, è stata informata la Procura della Repubblica. La notizia di reato è stata registrata — a quanto pare — a carico di ignoti. Il sequestro dei container risale agli inizi di dicembre, ma solo negli ultimi giorni la notizia è trapelata, anche se mancano ancora non pochi dettagli. Inspiegabilmente, visto la portata della vicenda e le sue potenziali conseguenze sulla salute dell’uomo, anche se rese inoffensive dall’azione tempestiva della Dogana, non si è ritenuto di dare immediata, doverosa divulgazione.La vicenda, come si diceva, risale alla prima metà di dicembre. I due contenitori sono stati scaricati da una nave portacontainer: dalla documentazione di imbarco risultava che la merce contenuta, prodotti alimentari, proveniva dalla Cina. A quel punto, seguendo anche precise direttive comunitarie — la Decisione della Commissione europea emanata il 26 settembre scorso — adottate dopo il dilagare, in Cina, dello scandalo del latte in polvere per bambini contaminato dalla melamina, il personale della Dogana, in collaborazione con gli uomini della Guardia di Finanza della Prima Compagnia, quella che ha competenza sul porto, ha proceduto all’apertura dei sigilli dei due container e all’ispezione del prodotto. La Decisione Ue, infatti, vieta l’importazione dalla Cina di prodotti composti, come biscotti, cioccolata e altro, contenenti latte o derivati e destinati all’uso alimentare, mentre obbliga al controllo tutti gli alimenti composti provenienti dalla Cina e che contengano oltre il 15 per cento di latte in polvere. E’ inoltre obbligatorio il controllo di tutte le spedizioni di prodotti composti per i quali non sia possibile determinare il contenuto di prodotto lattiero, allo scopo di verificare che il livello di melamina non superi i 2.5 milligrammi per chilo. Il prodotto stivato nei container è costituito — a quanto pare — da confezioni di proteine di riso per un peso totale di qualche tonnellata. La merce è stata fatta analizzare al laboratorio dell’Ausl di Ravenna e il responso, ottenuto in pochi giorni, ha fatto drizzare i capelli agli inquirenti: le proteine di riso risultavano contenere un additivo pericolosissimo per la salute umana. Si tratterebbe proprio della melamina, sostanza tossica utilizzata nella fabbricazione di colle e plastiche, un prodotto industriale a basso costo e ad alto contenuto di azoto che viene miscelato a certi prodotti alimentari per accrescerne fraudolentemente il livello apparente di proteine e quindi aumentare il loro valore merceologico. Conosciuto il risultato delle analisi, Dogana e Finanza hanno proceduto al sequestro dei due container e hanno provveduto a inviare la notizia di reato alla Procura della Repubblica: il pm incaricato di dirigere le indagini è Roberto Ceroni il quale ha delegato il personale della Finanza ad eseguire perquisizioni in alcune città del Nord, in Lombardia, in primo luogo a Milano. Qui infatti risulta avere sede la società cui apparentemente era destinata la merce, ovvero la società che si sarebbe dovuta presentare in porto a Ravenna a ritirare la merce una volta che fosse stata sdoganata. Il fatto è che la società non si è mai fatta avanti: non solo, le indagini hanno permesso di accertare un organigramma societario fatto di scatole cinesi create ad arte — sembra di capire — per nascondere le persone fisiche cui quel prodotto era destinato.Ora i due container e la merce è ancora in zona portuale, nella cosiddetta ‘zona franca’, nel senso che è come se non fossero mai stati sbarcati. Ma va da sè che nessuno li reclamerà; oltretutto poichè il loro contenuto è direttamente collegato al territorio italiano, essendo destinato a una società italiana, il sequestro è pienamente legittimo e alla fine il prodotto sarà distrutto. Si tratta del più grosso sequestro di prodotti contaminati provenienti dalla Cina mai effettuato in Italia.
(il resto del carlino - 07.01.2009)